APRIL 09, 2020

Onigiri Art

STREET ART

Yujia Hu, chef nato in Cina ma cresciuto a Milano, fan del basket, di Star Wars, della musica hip-hop e dell’approccio alla cucina di Gordon Ramsay.

Ciao Yu, innanzitutto come stai? Dove ti trovi e come stai vivendo la quarantena?

Ciao io sto bene, mi trovo a Milano la mia città! Sono in casa con la mia famiglia e questo è di conforto per tutti noi.

Tu sei un giovane artista nato in Cina; hai qualche testimonianza diretta ( famiglia / amici ) di come è stata vissuta lì l’emergenza nelle sue diverse fasi?

Ho testimonianze sia di amici che parenti. In Cina hanno preso la situazione fin dall’inizio con molta serietà, rispettando tutte le direttive emanate dal governo che è stato anch’esso molto preciso e drastico nelle misure contenitive. E possiamo dire che la cosa ha funzionato tant’è che non ci sono quasi più nuovi casi di contagio e, piano piano, lì stanno tornando alla normalità.

Nel corso delle prime settimane qui in Italia, e ancora adesso in altri paesi, la diffusione del virus è stata accompagnata da spiacevolissimi episodi di razzismo nei confronti della popolazione cinese; poi il COVID-19 è diventato “il virus di Codogno” e l’atteggiamento qui in Italia è cambiato. Cosa ti senti di dichiarare a riguardo?

Io stesso agli inizi di questa pandemia ho vissuto un episodio di STUPIDITÀ, perché alla fine di quello di tratta, qui a Milano : un giorno, a bordo di un tram, dei ragazzini, vedendomi salire, si sono coperti la faccia con la sciarpa e si sono girati dall’altra parte allontanandosi da me. inutile dire che questo gesto mi ha fatto sentire a disagio, cosa che non mi succedeva da parecchio tempo. Ma tutto sommato se, di persone stupide e ignoranti ne è pieno il mondo, a prescindere dalla nazionalità, fortunatamente si tratta di una decisa minoranza!

Parliamo del tuo lavoro: stai attualmente lavorando su qualche progetto in smart working o è un momento di stallo anche per te?

È un momento abbastanza di stallo io comunque cerco di tenermi occupato; ho anche ripreso a disegnare cosa che non facevo da parecchio tempo.

Qual è la tua routine creativa e quanto è cambiata dai tempi del lockdown?

In quarantena ho creato poco, se parliamo di realizzazione effettiva; mi sono, invece, concentrato di più sul piano grafico, provando nuove tecniche per presentare i miei lavori in modo differente.

La creatività fa parte di noi esseri umani e noi tutti, chi più chi meno, la possediamo in svariate forme.

Quando e come è nata l’intuizione di fare del Sushi una forma d’arte?

Inizialmente è nato tutto come un gioco, una strategia originale per fare pubblicità al mio ristorante. All’epoca volevo assolutamente trovare qualcosa di divertente e di diverso per emergere nella marea dei ristoranti giapponesi a Milano, quindi mi venne l’idea di realizzare ritratti a forma di Onigiri.
Il primo in assoluto fu quello di Steve Aoki, personaggio iconico ed anche molto facile da stilizzare avendo lui dei tratti molto riconoscibili.
In seguito mi sono sbizzarrito scegliendo di ritrarre con il sushi tutto ciò che faceva parte del mio vissuto, delle mie passioni.

Attualmente il tuo catalogo è ampissimo, dalle sneakers, ai capolavori dell’arte pittorica fino a miniature di rapper e riferimenti all’attualità (come gli ambitissimi rotoli di carta igienica in quarantena). Come scegli un soggetto da riprodurre?

Scelgo di ritrarre tutto quello che, in un certo senso; fa parte di me: cose che ho visto, musica che ascolto, sport che pratico e, soprattutto, attualità. Quando creo i miei lavori cerco di immaginare le reazioni delle persone che le vedranno ; mi piace riuscire a suscitare stupore nelle persone, cerco l’effetto “wow”!

Raccontaci come è stato il tuo 2019, quali erano i tuoi progetti per il 2020 e quali di questi sono ancora in piedi.

Il 2019 è stato un anno intenso ho consolidato amicizie, ne ho fatte di nuove e sono riuscito a consolidare la mia immagine qui in Italia.
Nel 2020 avrei voluto portare la mia arte in Cina e mi erano arrivate alcune proposte interessanti a riguardo, ma purtroppo è successo quello che è successo e quindi, per ora, è tutto in standby.

In un momento che vede il mondo della moda, della musica e dello spettacolo in genere tra i più colpiti dalla crisi conseguente alle misure di contenimento della pandemia, come immagini il futuro prossimo di questi settori?

Io sono molto ottimista e credo questo sia solo un momento di pausa generale e che prima o poi tutto tornerà alla normalità. Nel bene e nel male.

“La creatività non si ferma” è stato, prima il claim di grandi stilisti per annunciare un qualche segno di ‘resistenza’ rispetto alla situazione attuale, poi un hashtag lanciato online per promuovere iniziative di ‘quarantena creativa’. Tu cosa ne pensi? Che ruolo credi possa avere la creatività nel superamento di questa crisi e, viceversa?

La creatività fa parte di noi esseri umani e noi tutti, chi più chi meno, la possediamo in svariate forme. Dobbiamo cercare di cogliere l’opportunità che ci offre questo periodo per sfruttare il tempo in più per imparare cose nuove e migliorare noi stessi.

Quale credi che possa essere l’eredità che questa pandemia ci lascerà, a livello di umanità una volta che tutto questo sarà finito? Di cosa pensi che saremo capaci di fare tesoro?

La consapevolezza: credo che dopo tutto questo ognuno sarà più consapevole di cosa conta davvero. L’importante sarà, poi, non dimenticare.

Hai un messaggio da condividere in questo momento difficile o anche solo dei consigli su come “sopravvivere” alla quarantena?

Provate, lanciatevi fate cose mai fatte prima.

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