APRIL 21, 2020

WOC

STREET ARTIST

Flavio Rossi, in arte WOC, il giovane street artist torinese alla corte di Virgil Abloh e direttore creativo del brand Italia 90.

Come prima cosa vorrei chiederti se e come la tua attività artistica sta cambiando in questo periodo di blocco generale.

Nella realtà dei fatti la mia attività non sta subendo grandi cambiamenti se non da un punto di vista prettamente tecnico per una questione di reperibilità di materiali. Per quanto riguarda il lato concettuale, relativo più che altro al reperimento di contenuti a cui mi ispiro non faccio altro che seguire in modalità spettatore ciò che accade intorno a me e trasformare tutte queste informazioni, questi input, in prodotti artistici come ho sempre fatto. Oltre alle difficoltà di comunicazione con l’esterno non ci sono altri impedimenti al mio percorso artistico.

Quindi confermi che l’arte non si ferma?

L’arte non si ferma mai, specialmente in questo periodo.
Penso però che questo momento di inaspettata difficoltà possa essere un’occasione di riflessione e oserei dire anche di scrematura per tutto il panorama creativo che spesso nel corso degli ultimi anni ha subito un appiattimento concettuale, potremmo dire, o comunque un’occasione di ritorno ai vecchi valori dell’arte che si sono un po’ persi. Il mio è un auspicio che questo periodo di difficoltà faccia tornare a un’orientazione verso una realtà creativa un po’ più…real.
L’arte attualmente è ampiamente accessibile online e anche gli spazi social ne saranno sempre più saturi e quindi mi viene spontaneo parlare di “scrematura”: esistono fenomeni che spesso on line sembrano molto efficaci, ma in molti casi funzionano digitalmente ma nella realtà non hanno grande valore.

Partendo da questo auspicio al ritorno dei sinceri valori dell’arte contemporanea come vedi l’evoluzione creativa nel futuro più prossimo?

Spero e credo che la creatività si possa evolvere partendo dagli strati più underground. Spero in un aumento delle piccole realtà e che da un lato ci sia un coinvolgimento di queste da parte dei grandi marchi, dei grandi nomi ma che dall’altro lato siano proprio le stesse a darsi da fare per affermarsi indipendentemente in un commercio parallelo di prodotti creativi limitati e unici senza compromettere il fascino della street credibility. Non dev’essere utopico che vadano a costituire un mercato molto più vasto e vario, nelle arti visive, nella musica, nella moda.

Che posizione occupa la comunicazione digitale nello sviluppo dell’arte contemporanea?

Sicuramente occupa un posto importantissimo in quanto primo metodo di comunicazione in assoluto per qualsiasi mente creativa. E’ sempre e comunque un’arma a doppio taglio è uno step quasi obbligato ormai, normale, affermarsi on line quello che è più difficile è dimostrare di avere le giuste competenze e le qualità tecniche. Questo è una sorta di check che fino ad adesso è venuto un po’ a mancare a favore invece della facilità con cui si può ottenere visibilità attraverso il social. Ora che l’affermazione online è diventata una prassi scontata credo si tornerà a dare più spazio alla qualità reale del lavoro.

Il mio è un auspicio che questo periodo di difficoltà faccia tornare a un orientamento verso una realtà creativa un po’ più…real.

Qual è stato il tuo percorso accademico?

Allora il mio percorso accademico è stato e il liceo artistico e successivamente il triennio dell’Accademia di Belle Arti, ma il tutto ha origini un po’ più antiche diciamo appunto che sin dalla scuola media ho iniziato ed appassionarmi al mondo dei graffiti, durante il liceo ho affinato la mia tecnica, in Accademia ho imparato come affrontare diverse situazioni più tecniche e lavorative, si può dire che ho incominciato a comprendere l’ambiente dell’arte.

Qual è qual è stato qual è stato il tuo il tuo primo graffito?

Il primo graffito è stata una scritta nello skatepark di piazza Arbarello a Torino, ero insieme a un mio amico a cui avevano regalato per il suo compleanno due bombolette spray.

Che scritta era?

Avevo scritto la parola “skate”, anzi “s” “k” “8”.

Qual è il momento nella tua carriera in cui riconosci un grosso cambiamento di direzione?

Sin dal liceo in settimana andavo a scuola e nel weekend lavoravo: decorazioni di serrande e appartamenti su commissione…per farti capire dal supereroe nella cameretta a skyline di Manhattan nel bar.
Si guadagnava bene ma fare lavori di questo tipo commissionati era per me quasi nocivo, costituiva un forte blocco creativo. Quindi posso dirti che da lì ho deciso di dedicarmi totalmente al mio percorso artistico.
Se vuoi proprio un ricordo della goccia che fece traboccare il vaso ti racconto di quando mi son trovato a dipingere per 10 giorni consecutivi dei paesaggi in un ristorante sempre colmo di gente con la musica latino-americana in sottofondo per tutto il giorno. Terribile! Quello fu il momento in cui capii che avrei dovuto rinunciare a questi lavori in favore del mio percorso artistico personale.

Negli ultimi due anni abbiamo avuto il piacere di trovare le tue opere in quante collezioni Off-White?

Due, nella collezione SS 2019 con Michael Jackson e SS 2020 Guns’n’Roses.

Non vorrei sbagliare ma ho un ricordo di Virgil Abloh in occasioni diverse, indossava un altro capo con un tuo disegno che raffigurava Paris Hilton.

Esatto, quello era un lavoro per lo staff della sfilata Donna F/W 2019.

Quindi 2 collezioni Off-White e possiamo dire nella top 10 delle t-shirt preferite di Virgil. Questa collaborazione sta andando avanti? Ci sai dare qualche anticipazione?.

Potrebbe esserci la terza!

Progetti futuri?

Progetti futuri…al momento niente di confermato perché erano state organizzate due mostre, una a Torino e una a Milano ma sono ancora da riordinare nel frattempo cerco di essere comunque attivo su più versanti realizzando e lavori versatili che possano prevedere il coinvolgimento di realtà diverse come moda, musica…cerco di tenermi allenato e per essere operativo non appena tutto questo sarà finito.

Qual è la prima cosa che farai appena tutto questo finirà?

Andrò a fare un bel graffito su un treno! Ah ah, no scherzo. Mi accontenterò di una pittata con gli amici writers in una fabbrica abbandonata.

Ultimissima domanda hai aneddoto da raccontarci?

A proposito di mostre ne ho una: un giorno un amico writer aveva organizzato una piccola mostra di beneficienza in un centro giovani, in un comune poco fuori Torino. Per questo io avevo e ho scelto di dargli in prestito da esporre in uno dei miei primissimi ritratti sfocati a spray e che raffigurava il volto di Chiara Ferragni. Qualche giorno dopo l’ inaugurazione dell’esposizione mi arriva una chiamata: “Flavio è successo un casino: sono veramente desolato, ti prometto che ti rimborseremo tutto!” Insomma un visitatore un po’ particolare aveva deciso di sfondare la mia tela con un pugno, perché era rimasto turbato da questa figura, forse perché era rimasto turbato dalla rappresentazione del soggetto.

E il quadro che fine ha fatto?

Il quadro mi era stato era stato gentilmente risarcito ma i pezzi non sono mai riuscito a recuperarli.

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